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Il ruolo svolto dalla sanità integrativa durante la pandemia è lo spunto per migliorare il rapporto tra Stato, imprese e cittadini in tema di salute 

La pandemia legata al Covid-19 da cui il mondo sta lentamente e faticosamente uscendo in questa primavera 2022 ha inevitabilmente segnato in profondità la nostra epoca. A fronte di conseguenze drammatiche che hanno toccato la vita, le relazioni, il lavoro di milioni di individui, la pandemia è stata però uno spartiacque anche in altre direzioni. Persone, aziende, istituzioni e governi si sono visti costretti a mettere in campo risorse e soluzioni che in altre condizioni avrebbero avuto tempi estremamente più lunghi. Così la formazione, le infrastrutture tecnologiche e lo smart working, per citarne solo alcuni, sono entrati nell’agenda delle innovazioni urgenti e necessarie, sia da un punto di vista tecnico che legislativo. 
Una dinamica analoga ha riguardato anche l’ambito del welfare aziendale, e quello della sanità integrativa in particolare. 

Miglioramento e introduzione di prestazioni e servizi di welfare sanitario

Secondo il Rapporto Welfare Index PMI 2021 «la reazione alla pandemia ha impresso un salto di qualità al welfare aziendale ampliando il numero delle imprese attive, arricchendo il range delle iniziative adottate e soprattutto generando una nuova consapevolezza del ruolo sociale delle imprese». Nello specifico ambito della salute e della prevenzione, imprese e attori della sanità complementare hanno dovuto adeguare prestazioni, meccanismi e procedure dei Fondi e dei Piani sanitari collegati, introducendo nuovi servizi, ampliando quelli esistenti ed estendendoli a una platea di destinatari più vasta. In questo senso Metasalute, ad esempio, ha istituito il Piano Sanitario Integrativo “Protezione sindromi influenzali di natura pandemica (Covid-19)”, per supportare con contributi e indennità chi si è trovato a fronteggiare ricoveri o permanenze in terapie intensive. Il Piano è stato aggiunto ai Piani Sanitari già attivi, senza alcun contributo extra né per le aziende né per i lavoratori dipendenti. 

L’impatto del Covid sul SSN

Gli interventi nel settore della sanità integrativa sono stati decisivi soprattutto se letti «in un’ottica di sussidiarietà e integrazione» rispetto al Servizio sanitario nazionale, perché i fondi sanitari «hanno svolto massicciamente, oltre alla propria funzione principale normativamente individuata, un ruolo di ammortizzatore sociale» (Chiara Costantino, Mefop). 
Per quantificare alcuni degli indicatori più emblematici, è utile fare ancora riferimento al Rapporto Welfare Index PMI 2021, dal quale emerge che più del 43% delle aziende ha attivato presidi di prevenzione e servizi diagnostici, tra i quali tamponi e test sierologici. E molte hanno ampliato i servizi sanitari già disponibili o ne hanno creati di nuovi: 1 azienda su 4 ha esteso le coperture assicurative, e 1 su 5 ha offerto prestazioni sanitarie a distanza, come servizi di consulto medico o psicologico. 

Lo scenario post-Covid per Stato, imprese e cittadini

Il dato più interessante, tuttavia, è che quasi la metà delle imprese (42,7%) che si sono mosse per rispondere al nuovo scenario dichiara di voler mantenere tali iniziative anche nel periodo post-pandemico. Si tratta di un passo estremamente significativo, perché anche nei cittadini è aumentata la sensibilità verso i temi della salute e della prevenzione. Ecco che per l’immediato futuro risulta allora determinante imprimere una svolta, anche qui sia legislativa che concreta, al modo in cui Stato, imprese e cittadini interagiscono e cooperano in termini di salute e prevenzione, per trovare un equilibrio che tenga conto di tutte le variabili in campo: dalla cronicizzazione di alcuni disturbi all’età media della popolazione alle differenze territoriali. 

La tecnologia al servizio della salute

Una tra le prospettive più interessanti sulle quali quest’ultimo, difficile biennio ha fatto riaccendere i riflettori è senz’altro la telemedicina, quell’insieme di servizi e tecnologie che permettono cura e assistenza sanitaria a distanza. Il ricorso a tale approccio è stato un importante ausilio per alcune realtà durante la pandemia, e se anche qui il problema di infrastrutture, software e dispositivi resta centrale, le previsioni lasciano intravedere un cambio di passo probabile e desiderabile. Dal canto loro i Fondi sanitari devono tenere conto di tale evoluzione, che nei prossimi anni acquisirà sempre maggior rilevanza, aggiornando la propria offerta e, se possibile, contribuendo in prima persona a quel cambio di passo auspicato. 

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