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Le conseguenze della pandemia incidono anche sui livelli di obesità infantile, rendendo ancora più importante conoscere e prevenire questo problema. 

L’obesità infantile è uno dei principali problemi sanitari in Italia, in continua crescita fin dagli anni Settanta. Negli ultimi anni la comunità scientifica mondiale ha messo in atto varie campagne di sensibilizzazione, portando a una leggera diminuzione annua del numero di bambini obesi o sovrappeso, come evidenzia il sistema di sorveglianza nazionale OKkio alla SALUTE. La pandemia di Covid-19, però, ha stravolto le vite di tutti con conseguenze anche in questo campo. 

La differenza tra sovrappeso e obesità

Quando si parla di sovrappeso oppure obesità, ciò che stiamo prendendo in esame è la quantità di grasso corporeo in eccesso. Per quanto non totalmente accurato, l’Indice di Massa Corporea (IMC, oppure BMI – Body Mass Index) è un valido metodo per misurare tale eccesso adiposo, e lo si può calcolare con una semplice formula: 
IMC = peso (kg) / statura al quadrato (m) 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce sovrappeso coloro che hanno un IMC tra 25 e 29,9, mentre si parla di obesità a partire da un IMC uguale o superiore a 30, con livelli di gravità che aumentano al crescere di questo valore. 

Le cause dell’obesità

Alla base delle componenti metaboliche che causano obesità non troviamo solamente l’elemento genetico. Spesso, infatti, entra in gioco un insieme complesso di fattori comportamentali, sociali e ambientali. In particolar modo, lo stile di vita proprio di questo millennio incoraggia abitudini alimentari scorrette e un’attività fisica insufficiente, entrambi aspetti che influenzano notevolmente il rischio di obesità. 

Quali sono le conseguenze dell’obesità infantile

Nell’immediato, le conseguenze più visibili sono quelle psicologiche e sociali, che si traducono spesso in un isolamento da parte dell’ambiente nel quale il bambino è inserito. Ma l’obesità infantile porta con sé dei gravi danni anche a livello sanitario: aumenta infatti il rischio di importanti malattie croniche (diabete di tipo 2, asma, problemi cardiovascolari) che peggiorano la qualità della vita e incrementano le probabilità di morte prematura. Inoltre, in caso di malattie infettive come quella da Covid-19, le conseguenze possono essere quelle di un quadro clinico più grave

Gli effetti della pandemia di Covid-19 sull’obesità infantile

Nel 2019 l’Italia aveva il 20,4% di bambini tra gli 8 e i 9 anni sovrappeso e il 9,4% di obesi anche gravi. Le analisi dei dati relativi al biennio 2020-2021 sono ancora in corso ma l’OMS ha già messo in guardia sui probabili effetti negativi della pandemia sull’obesità infantile, con un possibile aumento dei casi. I lockdown e le chiusure scolastiche, infatti, hanno portato molti bambini e bambine a non essere più in grado di avere un’alimentazione adeguata, elemento spesso accompagnato anche da una scarsa attività fisica. 
Le ultime stime pubblicate in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità 2022 prevedono che l’obesità infantile raggiungerà la quota globale di 250 milioni nel 2030, ovvero il 13% dei bambini e adolescenti. 

Come si può prevenire l’obesità

I dati resi noti dal Ministero della Salute evidenziano la difficoltà nel trattare questa condizione; oltre il 60% dei bambini in sovrappeso in età adolescenziale, infatti, lo sarà anche nell’età adulta.  
La prevenzione risulta ancora una volta il metodo migliore per contenere il problema, ma è necessario rendere quotidiane alcune buone abitudini: un’alimentazione sana (non saltare la colazione, mangiare frutta e verdura, evitare bevande zuccherate e snack, anche quelli salati), uno stile di vita attivo (massimo due ore di dispositivi digitali al giorno, utilizzare la bici o andare a piedi e un’attività fisica regolare), dormire almeno 9 ore al giorno

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